Voglio divenire io il diverso

di Aniello Langella ( 1 anno in Ecuador)

“Scopo del viaggiare è disciplinare l’immaginazione per mezzo della realtà e, invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà” così scriveva Samuel Johnson nel lontano 1700. Questa frase per è me, molto più che attuale: fra meno di tre mesi partirò per “l’avventura” in Ecuador che segnerà per sempre la mia vita.

Dire che voglio vedere davvero com’é la “realtà”, è dir poco.

Voglio essere parte di quella realtà; voglio sentire e poter chiamare quella realtà, la mia realtà.

Voglio comprendere a pieno Montainge quando dice “Chaque usage a sa raison” (ogni usanza ha una propria ragione).

Voglio andare oltre le barriere dell’ignoranza che ci fanno screditare il diverso in continuazione; voglio divenire io il diverso.

Voglio essere doppiamente diverso, in Ecuador: vorrò sì integrarmi , ma voglio restare “l’italiano” diverso, e al ritorno vorrò essere etichettato “l’ecuadoriano”, il diverso, il cambiato.

Tornare senza essere cambiati, mi sa di fallimento, dopo un anno in cui metti in pratica le competenze acquisite durante questi anni.

Quello che davvero desidero fra tutti questi miei “vorrei” è cambiare, maturare, conoscere meglio me stesso e i miei limiti.

Già che ci siamo continuo con un altro aforisma, questa volta di John Steinbeck: “Il viaggio è come il matrimonio. Il metodo sicuro perché vada male è pensare di poterlo controllare”.

Non per fare il melodrammatico, ma le delusioni e i pianti arriveranno e non possiamo evitarli, fanno parte dell’esperienza, è un all-in.

Sarò triste perché mi mancheranno gli amici, la famiglia, e in generale la mia realtà, poi mi sentirò triste quando dopo un mese dal mio arrivo non sarò più la novità e non avrò gli “amici” che mi giravano intorno, come se stessero al circo di fronte ad un fenomeno da baraccone.

Infine sarò triste quando dovrò ritornare.

Con tutte queste “sofferenze” sarei pazzo se volessi ancora partire?

No, perché riprendendo la lista delle aspettative e dei vorrei, un’altra cosa che voglio è partire con la consapevolezza che non sarà facile, e non voglio restare in Italia con la convinzione che sia tutto qui: voglio realmente capire, non solo per un semplice sentito dire, che al modo esistono culture diverse, forse sbagliate o no, ma quello che conta , e spero di apprendere, è saperle rispettare.

“Viaggiate con anima e cuore, portate un bagaglio vuoto, e non tornate finché non è pieno”

Visitate il blog in cui Aniello, (nickname Agnus), parlerà del suo anno in Ecuador

LogBook http://ecuador-logbook.blogspot.it/

 

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