L’essere Italiani.

neve-SNOWdi Angela Cicchitto, programma annuale in USA

Non avevo mai pensato a questo aspetto, fino a qualche mese fa.
Ero ad aspettare mia sorella per tornare a casa. Era il secondo mese di scuola.
Conoscevo già la maggior parte degli student. La scuola americana ti permette di conoscere tutti molto facilmente sin dall’inizio.
Per ogni materia hai una classe diversa: inevitabilmente ti trovi a contatto
con molte persone, ci condividi presentazioni, ricerche, progetti extra-curriculari.
Aspettavo mia sorella nel parcheggio, faceva già abbastanza freddo.. e guardavo in lontananza i ragazzi che si allenavano a football.
Mi accorgo poi di due ragazze che mi guardano, sorridono con un sorriso forzato, di quelli che ti fanno sentire a disagio senza un motivo ben preciso.
Mormorano qualcosa tra di loro, mi lanciano ancora qualche occhiata, fino a quando una di loro mi si avvicina. “Sei nuova, non ti abbiamo mai vista! Da quanto tempo sei qui? Da dove vieni?”. Quando dico di essere italiana l’altra ragazza sgrana gli occhi, e mi sorride in maniera diversa: “That’s awesome! Italy’s seems to be such a great country. Would you tell us more when you have time?”

Un’altra volta ero in un ristorante messicano con amici.
Parlavamo del più e del meno, di come aspettassimo le vacanze natalizie, di come il freddo incalzasse giorno dopo giorno.
Si aggiungono al nostro tavolo tre ragazze nuove.
Sembrano essere più timide, discrete, sorridono e annuiscono, dicono qualcosa ogni tanto, rispondono a monosillabi.
Quando poi mi presento e dico di non essere di qui, mi domandano in maniera annoiata, passiva: “Da quale parte dell’America vieni? Sei del sud? Della west coast?”
“Veramente sono italiana”.
Ed ecco di nuovo quello sguardo.
Iniziano a domandarmi delle usanze, del cibo, della scuola, di Rome, di Florence, del mare, della natura, della storia europea, del soccer, dei ragazzi.
“L’America è così scontata! Siamo stanche di sentir parlare di gente che viene qui, in una città più piccola, perché stufa dello smog di Minneapolis.
Stanche di sentire storie di adolescenze rovinate a causa della droga, a Los Angeles. Stanche di tutto questo eccesso, di tutte queste mille facce.
Parlaci di più dell’Italia, you should be proud of it, you know!”
Mi sentivo orgogliosa man mano che raccontavo di tutto.
Prendo il merito di qualcosa che mi appartiene da sempre, e di cui ho realizzato il fascino solo adesso, solo così lontana.
Mi sbagliavo credendo che quasi tutti gli Americani non si interessassero d’altro se non delle loro città o della loro cultura.
In realtà sono molto più interessati di quanto sembrino, e non appena dici di essere Italiana, o europea, ecco che vogliono sapere qualsiasi cosa.
Dicono: “È difficile, impossibile per noi immaginare cosa ci sia oltre l’America, dall’altra parte del mondo. Sei così convinto che il mondo intero sia concentrato qui che quando hai la prova lampante che non sia così non puoi evitare di restarne così affascinato.”

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