L’esperienza di Silvia Boni-Le competenze —oltre le competenze. Intercultura come scuola di vita.

Silvia Boni è una studentessa del liceo Severi che sta frequentando, in Paraguay,  un anno all’estero

Silvia ha vissuto un’esperienza che le ha lasciato il segno. Di seguito il racconto di quest’esperienza come me l’ha trasmessa per mail. La condivido con voi perchè è un momento di crescita straordinaria. Anche queste sono competenze! Io, che mi occupo di Intercultura da tantissimi anni, sono sempre più orgogliosa di “aiutare” questi ragazzi straordinari nel loro percorso di vita, nonostante l’impegno e , talora,  le amarezze che quest’incarico comporta.

” Il Paraguay è uno dei paesi più poveri dell’America Latina, dove il ceto medio quasi non esiste. Un paese dove si proteggono i diritti dei ricchi e non si presta attenzione ai poveri, che vengono discriminati e i cui diritti vengono posti in secondo piano. Tutti sono a conoscenza di questa povertà però nessuno agisce, perchè ormai è normalità per i paraguaiani, eppure è qualcosa che a distanza di mesi ancora mi colpisce, a cui è difficile abituarsi.

Case grandi e ricche e vicino piccole e traballanti case di legno, bambini che scalzi camminano vendendo mais; quartieri con guardie all’entrata dove si è ammessi  solo mostrando il proprio documento e poi quartieri di baracche di legno. 3

E poi c’è un’organizzazione di volontariato attiva in tutto il sud e centro America: “Un techo para mi país”, che costruisce abitazioni per famiglie in difficoltà

Io ho avuto l’opportunità di far parte di quest’associazione e di costruire nel fine settimana.aa

Ci si incontra con gli altri volontari il venerdi pomeriggio, si sta insieme, si parla, ci si conosce e il sabato e la domenica si costruisce. Si inizia presto al mattino e si lavora fino alla sera. Oltre a costruire case, si ha l’opportunità di trascorrere l’intera giornata con la famiglia per la quale si sta costruendo, parlare con loro, ascoltare le loro storie, la loro vita. Ed è un’opportunità davvero importante, perché in realtà non si sta solo costruendo una casa, si stanno costruendo le basi per un futuro migliore da dare a queste famiglie, si stanno sostenendo sogni e speranze, si aiutano queste famiglie a comprendere che non sono sole, ma hanno qualcuno che al loro fianco lotta per “costruire” un paese migliore. Con il mio gruppo, composto da altri 8 ragazzi, abbiamo costruito un’ abitazione per una donna sola con otto figli, di cui la più piccola di 2 anni e 7 mesi e la più grande di 18 anni, che vende mais per sopravvivere,. Questa donna, che non riceve nessun tipo d’aiuto dallo stato, da sola sta crescendo i suoi figli cercando di non far loro mancare niente. Una donna coraggiosa che ha aperto le porte di casa sua a noi ragazzi, che ha avuto fiducia nel nostro lavoro, una donna che per due giorni ha condiviso la sua vita e le sue storie con noi, raccontando avvenimenti che forse avrebbe voluto dimenticare. La cosa che ha continuato a sorprendermi era come questa donna, sopravvissuta a tante difficoltà, senza mai arrendersi, lottando per tutta la sua vita. continuasse a sorridere. È una realtà difficile da immaginare, perchè ci si può sentire dispiaciuti vedendo delle persone che vivono in queste condizioni, ma si capisce davvero cosa provano solamente parlandoci; è ascoltandole che si comprende il significato delle difficoltà, di una vita sacrificata, senza sapere se domani si avrà ancora una casa dove vivere o cibo per sfamarsi.2

È un’esperienza che ti apre gli occhi, e sorprende come queste persone ti faccianno sentire parte della loro famiglia, donandoti tutto ciò che hanno o non hanno, donandoti anche spunti di riflessione.

Personalmente ho imparato quanto spesso siamo egoisti, quanto non diamo importanza agli altri pensando solamente a noi stessi o al nostro benessere, senza renderci conto di come donare il proprio aiuto agli altri possa arricchirci. Spesso non ci rendiamo conto del valore delle cose, delle azioni, e anche delle parole, perché tutto ha un valore che spesso diamo per scontato, ma a cui dovremmo fare attenzione, perchè tutto ciò che riempe gli attimi della nostra vita merita di ricevere attenzione.

E vedere i visi sorridenti di questi bambini che pur non avendo niente sono felici, mi rende a mia volta felice, perchè non c’è niente di più emozionante di un sorriso sincero, di un grazie detto col cuore, non c’è niente che mi abbia fatto sentire migliore che ricevere un abbraccio da questi bambini, di sentire le loro risate, del sapere che qualsiasi cosa succeda continueranno a lottare.

‘Un techo para mi país’ sarà sempre al loro fianco a sostenerli e io sono orgogliosa di averne fatto parte.4

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