Marco Desiderio“Vorrei potesse non finire mai”. 100 giorni in Ungheria

Ricevo e pubblico da Marco Desiderio, programma annuale Intercultura in Ungheria.

marco

Sono ormai 100 giorni che mi trovo qui in Ungheria, a Siofok.

Siofok
Siofok

Sto vivendo un’esperienza che veramente “vorrei potesse non finire mai”, per citare i Negramaro.

Ieri sono partiti, per il ritorno nei Paesi d’origine, i trimestrali. Salutare la ragazza che si apparteneva al mio centro locale è stato molto difficile sia perché eravamo, (o siamo? Sto iniziando anche io ad avere i miei dubbi sulla grammatica), molto amici e sia perché avevo la consapevolezza che questo giorno arriverà anche per me. Tra l’altro nel centro locale, tra volontari e studenti, è come se fossimo una grande famiglia. Ogni studente ha un volontario assegnato, un “angelo custode”, con il quale parlare dei propri problemi per affrontare al meglio questa difficile esperienza. E con il mio e con i suoi familiari ho legato moltissimo. Forse loro sono veramente la mia terza famiglia. Caso del destino, lui è tornato quest’estate dalla Repubblica Ceca e lì ha conosciuto Rachele, una ragazza di Castellammare e del “Severi” partita anche lei con AFS. Stando qui mi sono veramente reso conto di quanto sia piccolo il mondo!

In famiglia mi trovo benissimo, sono simpatici, sono stati accoglienti fin dal primo giorno e ho stretto con loro un bellissimo rapporto. Mi aiutano anche molto con la lingua, specie mia mamma con la quale studio.Qui i paesaggi sono stupendi, specie la mia città che si affaccia sul Balaton, il lago più grande in Europa.Ma il posto più incantevole di tutti si trova lungo il Danubio. E’ una città che si chiama Budapest. La “Parigi dell’est”. Ma dopo esserci stato la seconda volta ho pensato che forse Parigi dovrebbe la “Budapest dell’ovest”. budapestE’ una città della quale ti innamori subito. Una città dove non ti stanchi mai di girarci, anche se ci sono zero gradi, pioggia e stai con scarpe estive, un maglione leggero e un giubbotto (io due settimane fa in poche parole). Una città che non smette mai di stupirti, che ti affascina dalla maestosità dei suoi monumenti alla toccante quanto straziante presenza de “le scarpe sulla riva del Danubio”, monumento in memoria delle vittime delle “Croci Frecciate” durante la seconda guerra mondiale.Una città che non ti scocci mai di ammirare dalla “Citadella” situata sul Gellért-hegy, di notte, da dove si ha una vista panoramica. La città più bella che abbia mai visitato, probabilmente al pari di Vienna e che secondo me, entrando in ambito scolastico, meriterebbe di essere proposta come meta per i viaggi d’istruzione.Infine la lingua: la sto imparando molto bene, so fare diversi discorsi, anche se spesso semplici, ma non troppo, dato che ancora mi manca il vocabolario, ma che apprenderò con il tempo.Una decina di giorni fa ho fatto un esame di lingua, scritto e orale, necessario per poter viaggiare senza accompagnatori in Ungheria, ma che comprendeva una conversazione normale durante la quale dovevo parlare generalmente di famiglia, amici, scuola, dare e chiedere informazioni. In definitiva sto vivendo un’esperienza che non dimenticherò mai, partendo dal fatto di quanto mi stia cambiando di carattere, di quanto abbia scoperto molte cose di me, fino ad arrivare alle emozioni indescrivibili che ho avuto in molti momenti.

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